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23 febbraio 2012 4 23 /02 /febbraio /2012 15:44

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Entics è il nostro cantante preferito, ci piacciono molto i testi delle sue canzoni e ci rappresentiamo in lui. E’ cresciuto a Baggio un quartiere alla periferia di Milano. Ha iniziato a cantare nel 2007, e da subito ci è piaciuto. Molti dicono che è diventato famoso per le molte collaborazione con i rapper Fabri Fibra, Marracash, Guè Pequeno e molti altri, secondo noi invece, è il suo talento che lo ha reso famoso. Ha pubblicato parecchi album, ma l’ultimo,  dal titolo Soundboy lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Sappiamo che Entics suonava la tastiera da piccolo e ha iniziato a fare i suoi primi pezzi a circa 18 anni, prendendo le basi da canzoni famose cambiando solo il testo. Ora ha una band, un suo studio musicale. La sua musica ha preso spunto dal genere Reggae, Dance Hall e Hip-hop, anche se in molti lo definiscono solo un rapper, affermazione che ha smentito molte volte. Si ispira  molto alle canzoni di Bob Marley e in un’ intervista ha affermato  che il suo sogno sarebbe quello di collaborare con uno dei figli del cantante. Tra tutte le sue canzoni quella che preferiamo è “Milano City”, testo che troviamo nel suo ultimo disco, la canzone parla della sua vita a Milano, città che ben conosce, essendoci nato. Di questo testo ci piace molto il ritmo e le parole: Entics parla di una Milano che nel tempo è molto cambiata, dove la vita è in continuo movimento, che non ci si ferma mai, dove la gente si lascia coinvolgere da tutti e da tutto, dove si ha nostalgie delle cose del passato ma che non cambierebbe per nulla al mondo.

Thomas Rotolo 3D

Anthony Quinto 3E 

 

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21 dicembre 2011 3 21 /12 /dicembre /2011 18:23

Palazzetto fangoIl giorno 5 agosto scorso, a causa del nubifragio, il Palazzetto dello Sport di Villasanta ha subito l’allagamento del campo da basket con il conseguente danneggiamento della pavimentazione in legno a causa del sollevamento delle tavolette in legno, dovuto alla saturazione di acqua nello strato sottostante. Anche gli spogliatoi e i locali di servizio sono stati interessati dall’allagamento e dalla presenza di fango. L'allagamento è stato provocato dai condotti fognari in pressione che a causa dall'enorme quantita' di pioggia caduta in un lasso di tempo ristretto non sono stati piu' in grado di smaltire le acque piovane con conseguente rigurgito delle stesse. L'acqua si e' quindi riversata lungo le strade ed e' entrata nel palazzetto attraverso le porte di emergenza a servizio del campo di gioco, mentre negli spogliatoi e' fuoriuscita dalle pilette a pavimento.

Il disagio per le associazioni sportive ha riguardato l’impossibilità di effettuare gli allenamenti di preparazione al campionato presso il Palazzetto in quanto il sollevamento delle tavolette in legno avrebbe comportato il rischio di inciampo e quindi di caduta degli atleti; pertanto le squadre sportive hanno dovuto trovare altri luoghi per eseguire i loro allenamenti.

Del danno si è accorto in primis il personale comunale in occasione di sopralluoghi effettuati durante gli immediati giorni successivi al nubifragio, sopralluoghi atti a prendere coscienza dei danneggiamenti subiti da tutte le strutture di proprietà del Comune, ma la segnalazione e' pervenuta all'ufficio tecnico anche dalla società di basket Team86.

Per porre rimedio alla problematica, il Comune ha provveduto innanzi tutto ad un intervento di asciugatura e di pulizia per la rimozione di acqua e fango dal campo e dai locali accessori; successivamente si è attivato per l’effettuazione di un intervento di asciugatura della pavimentazione in legno consistente nella rimozione provvisoria delle pedane di accesso al campo e nella ventilazione forzata attraverso l’impiego di appositi ventilatori. Dopo la completa asciugatura della superficie e del sottofondo, è stato realizzato un intervento di lamatura e lucidatura di tutta la pavimentazione, oltre che di nuova tracciatura del campo di gioco. Palazzetto-restaurato-copia-1.jpg

Il personale della società di basket Team86 ha attivamente collaborato con l'ufficio tecnico rendendosi disponibile ad aprire e chiudere le porte del palazzetto durante il mese di agosto al fine di arieggiare l'ambiente e favorire cosi' l'asciugatura della pavimentazione.

La spesa per la realizzazione degli interventi sopra descritti è stata di € 24.400,00 (Iva compresa).
Gli interventi di ripristino della pavimentazione sono terminati a fine  settembre.

                                                                                                                   Brio III C - Pippo III A

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17 dicembre 2011 6 17 /12 /dicembre /2011 17:43

lorenzo-ornaghi.jpgSì, hai capito bene, si chiama Lorenzo Ornaghi, è nato a Villasanta, dove tuttora ha la residenza, nel 1948 e ha 63 anni.

Dal 16 Novembre 2011 è Ministro dei beni e delle attività culturali del governo Monti.

Ornaghi si è laureato in Scienze politiche nel 1972 all' Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e vi ha lavorato come ricercatore fino al 1987, quando è diventato professore associato presso l’Università di Teramo.

Nel 1990 è ritornato alla Cattolica di Milano, diventando titolare della cattedra di Scienza politica nella facoltà di Scienze politiche - già del suo maestro Gianfranco Miglio -

 e di Storia delle dottrine politiche.

Dopo essere stato pro-rettore con incarico alle relazioni internazionali durante il rettorato di Sergio Zaninelli, nel 2002 è stato eletto rettore dell’Università Cattolica.

Nel 2008 è stato rieletto per un secondo mandato quadriennale. Nel 2010 è di nuovo eletto per un terzo mandato.

Autore di numerosi volumi e saggi pubblicati su riviste italiane e internazionali, negli ultimi anni, oltre che alle indagini sul sistema politico e sulle élite dell'Italia, si è dedicato allo studio dell'integrazione politico-istituzionale dell'Europa e al tema della Costituzione europea.

Ornaghi riveste o ha rivestito anche diversi incarichi di prestigio in enti pubblici e privati:

-è direttore dell'ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni

Internazionali).

-è direttore della rivista Vita e pensiero.

-è vicepresidente del quotidiano Avvenire.

-è vicepresidente della Fondazione Vittorino Colombo di Milano.

-è membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Policlinico IRCCS di Milano.

Dal 2001 al 2006 è stato presidente dell’ Agenzia per le Onlus.

Nel 2006 ha ricevuto l'Ambrogino d’oro dal Comune di Milano.

Ci sentiamo onorate di essere concittadine di un uomo di tale levatura culturale.

 

Francesca Staropoli 3°B,

Camilla Stucchi e Ilaria Pennati 3°A

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17 dicembre 2011 6 17 /12 /dicembre /2011 17:36

Taglia_9.jpgCarissimo prof. Marsanich,

quando penso e parlo di Lei, è il professore che ho di fronte.

Insegnava educazione tecnica nella classe di mia figlia, la 1^ A della Fermi. Di lei e degli altri “prof.”, Carola e le sue amiche parlavano, radiografavano -  come ben sanno fare le ragazzine in compagnia – la figura, le abitudini, il modo di porsi, di insegnare.

E di lei sottolineavano la bellezza, l’eleganza, nell’abbigliamento e nel portamento, il sorriso frequente, la pacatezza dei gesti, lo sguardo profondo.

Del professore apprezzavano l’esposizione chiara e ordinata di contenuti, la piacevolezza delle lezioni, la relazione cordiale ma autorevole con tutti.

Parlavano di fascino e sorridevo al loro dire di cose più grandi di loro.

Ma una mamma è felice della felicità dei suoi figli, è allegra della loro allegria e serena della loro serenità.

Il prof. Marsanich, insomma, era amato, l’educazione tecnica era salva.

Ero serena quindi e forse un pochino curiosa al nostro primo colloquio, in sala professori. Mi accolsero il suo sorriso aperto e il suo sguardo attento, prima delle sue parole, calde e misurate.

Espresse subito un apprezzamento sincero per un gioiello che portavo al collo e mi interrogò garbatamente sulla natura di quella pietra.

 “Labradorite” – le risposi – una pietra non nobile ma di grande effetto, che mio marito, geologo, aveva scelto e fatto montare per me.

Mi disse di congratularmi con lui e seppe subito creare un’atmosfera familiare.

Ci conoscemmo così. Capivo d’un tratto ciò di cui parlavano le ragazze e non potevo che sorridere della loro lucida analisi.

A registro chiuso parlammo di Carola. Conosceva mia figlia da qualche mese e mi diceva di lei cose che riconoscevo. Parlammo della ragazzina, della studentessa, della figlia. Conosceva il suo andamento didattico, senza doverlo desumere da un voto cercato alla pagina giusta.

Mi allontanai leggera e felice di sapere affidata mia figlia a un adulto così.

Perché una mamma cerca adulti significativi per i suoi figli e, soprattutto, vuole il meglio per loro.

Poi ci fu la malattia.

La portò lontano: dalla sua scuola, dai suoi alunni, dal suo lavoro, dai suoi affetti, anche. La allontanò dal sorriso frequente, dallo sguardo sereno, dal portamento elegante, dall’incedere sicuro.

Mai dalla sua umanità, profonda, provata, umile: grande.

L’ho ritrovata tutta questa umanità, nella sua interezza, quando cinque anni fa sono rientrata alla Fermi da dirigente scolastico.

Il calore della sua accoglienza fu anche in quella circostanza incommensurabile.

Si commosse nel chiedermi della Carola più grande e versò qualche lacrima nell’accennare al Claudio presente.

Si ricompose nel congratularsi con me per il mio nuovo ruolo ed io le dissi che avrei avuto bisogno anche di Lei. Si schermì, come se non ritenesse possibile aiutare il suo dirigente scolastico, date le sue condizioni di salute.

E si sbagliò.

Professore, lo ha fatto

tutte le volte che ha salutato la mia giornata di lavoro, augurandomi un buon inizio,

tutte le volte che leggendo preoccupazione o tensione nei miei occhi mi ha chiesto come stessi e si è  preoccupato per me,

tutte le volte che incrociandomi al piano, per qualche controllo, ha apprezzato che lo facessi e mi ha incoraggiato a continuare a farlo,

tutte le volte che ha commentato con me il comportamento di qualche alunno o di qualche adulto,

tutte le volte che mi ha dimostrato la sua stima e rinforzato in momenti di stanchezza,

tutte le volte che ha partecipato alla mia amarezza per episodi spiacevoli o alla mia felicità per traguardi raggiunti.

Grazie, professore,

per la vicinanza concreta, tangibile, quotidiana con cui ha accompagnato la malattia prima, la morte poi, della mia mamma. Non c’era giorno che lei non mi chiedesse dell’evolversi delle sue condizioni di salute prima, e delle mie, dopo.

Grazie, professore,

per quell’ultima stretta di mano e quel sorriso con cui, poche ore prima della sua morte, mi ha accolto dal suo letto.

Grazie, professore,

a nome di tutti, ragazzi, colleghi, amici, cui nella scuola e fuori ha regalato tanto di sé.

 

Arrivederci!

 

della scuola una mamma, una collega, un dirigente

Rosalia Natalizi Baldi

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