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17 dicembre 2011 6 17 /12 /dicembre /2011 17:36

Taglia_9.jpgCarissimo prof. Marsanich,

quando penso e parlo di Lei, è il professore che ho di fronte.

Insegnava educazione tecnica nella classe di mia figlia, la 1^ A della Fermi. Di lei e degli altri “prof.”, Carola e le sue amiche parlavano, radiografavano -  come ben sanno fare le ragazzine in compagnia – la figura, le abitudini, il modo di porsi, di insegnare.

E di lei sottolineavano la bellezza, l’eleganza, nell’abbigliamento e nel portamento, il sorriso frequente, la pacatezza dei gesti, lo sguardo profondo.

Del professore apprezzavano l’esposizione chiara e ordinata di contenuti, la piacevolezza delle lezioni, la relazione cordiale ma autorevole con tutti.

Parlavano di fascino e sorridevo al loro dire di cose più grandi di loro.

Ma una mamma è felice della felicità dei suoi figli, è allegra della loro allegria e serena della loro serenità.

Il prof. Marsanich, insomma, era amato, l’educazione tecnica era salva.

Ero serena quindi e forse un pochino curiosa al nostro primo colloquio, in sala professori. Mi accolsero il suo sorriso aperto e il suo sguardo attento, prima delle sue parole, calde e misurate.

Espresse subito un apprezzamento sincero per un gioiello che portavo al collo e mi interrogò garbatamente sulla natura di quella pietra.

 “Labradorite” – le risposi – una pietra non nobile ma di grande effetto, che mio marito, geologo, aveva scelto e fatto montare per me.

Mi disse di congratularmi con lui e seppe subito creare un’atmosfera familiare.

Ci conoscemmo così. Capivo d’un tratto ciò di cui parlavano le ragazze e non potevo che sorridere della loro lucida analisi.

A registro chiuso parlammo di Carola. Conosceva mia figlia da qualche mese e mi diceva di lei cose che riconoscevo. Parlammo della ragazzina, della studentessa, della figlia. Conosceva il suo andamento didattico, senza doverlo desumere da un voto cercato alla pagina giusta.

Mi allontanai leggera e felice di sapere affidata mia figlia a un adulto così.

Perché una mamma cerca adulti significativi per i suoi figli e, soprattutto, vuole il meglio per loro.

Poi ci fu la malattia.

La portò lontano: dalla sua scuola, dai suoi alunni, dal suo lavoro, dai suoi affetti, anche. La allontanò dal sorriso frequente, dallo sguardo sereno, dal portamento elegante, dall’incedere sicuro.

Mai dalla sua umanità, profonda, provata, umile: grande.

L’ho ritrovata tutta questa umanità, nella sua interezza, quando cinque anni fa sono rientrata alla Fermi da dirigente scolastico.

Il calore della sua accoglienza fu anche in quella circostanza incommensurabile.

Si commosse nel chiedermi della Carola più grande e versò qualche lacrima nell’accennare al Claudio presente.

Si ricompose nel congratularsi con me per il mio nuovo ruolo ed io le dissi che avrei avuto bisogno anche di Lei. Si schermì, come se non ritenesse possibile aiutare il suo dirigente scolastico, date le sue condizioni di salute.

E si sbagliò.

Professore, lo ha fatto

tutte le volte che ha salutato la mia giornata di lavoro, augurandomi un buon inizio,

tutte le volte che leggendo preoccupazione o tensione nei miei occhi mi ha chiesto come stessi e si è  preoccupato per me,

tutte le volte che incrociandomi al piano, per qualche controllo, ha apprezzato che lo facessi e mi ha incoraggiato a continuare a farlo,

tutte le volte che ha commentato con me il comportamento di qualche alunno o di qualche adulto,

tutte le volte che mi ha dimostrato la sua stima e rinforzato in momenti di stanchezza,

tutte le volte che ha partecipato alla mia amarezza per episodi spiacevoli o alla mia felicità per traguardi raggiunti.

Grazie, professore,

per la vicinanza concreta, tangibile, quotidiana con cui ha accompagnato la malattia prima, la morte poi, della mia mamma. Non c’era giorno che lei non mi chiedesse dell’evolversi delle sue condizioni di salute prima, e delle mie, dopo.

Grazie, professore,

per quell’ultima stretta di mano e quel sorriso con cui, poche ore prima della sua morte, mi ha accolto dal suo letto.

Grazie, professore,

a nome di tutti, ragazzi, colleghi, amici, cui nella scuola e fuori ha regalato tanto di sé.

 

Arrivederci!

 

della scuola una mamma, una collega, un dirigente

Rosalia Natalizi Baldi

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Published by fermiblog.over-blog.it - in Notizie
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commenti

giusy 04/06/2012 02:03

Un bellissimo "arrivederci" che avevo già letto nel giornalino !
Mi fa molto piacere ritrovarlo nel blog, perchè ciò mi da modo di ringraziare, a mia volta, la Professoressa Natalizi Baldi, che con le sue parole cariche di emozione e di umanità, è ruscita a
farmi apprezzare e stimare una persona che purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscere, ma che rappresenta la figura di insegnante che ogni genitore desidererebbe incontrare durante il percorso
scolastico dei propri figli.

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